matteo2m

Pugilato

matteo2m:

Oggi mio fratello mi ha segnato a pugilato perché io non ne avevo le possibilità economiche. È stato gentilissimo e siccome so che è uno sport che lui ama spero di ripagarlo bene facendogli vedere dei risultati. Inoltre spero che questo sport mi porti nuove amicizie e magari un po’ più di sicurezza in me stesso.
Speriamo bene. Per ora solo allenamento duro. Fight!

francescoladdomada
francescoladdomada:

Sapete qual è il fascino del pugilato?
Il pugilato funziona al contrario della vita.
Sul ring vai incontro al dolore, e vai incontro con tutta la forza che puoi per incassare il meglio possibile senza mai indietreggiare, con la consapevolezza che tutto quello che potrebbe farti male ce l’hai davanti, che niente ti colpirà alla nuca approfittando di una distrazione momentanea, che nessuno giocherà alle tue spalle. Non ci sono traditori sul ring, nessuna bugia in quel quadrato, perché il pugilato è onore, il pugilato insegna a crescere, insegna ad essere uomini, il pugilato è magia, il pugilato è la follia di rischiare tutto per un sogno che nessuno vede, tranne te.

francescoladdomada:

Sapete qual è il fascino del pugilato?

Il pugilato funziona al contrario della vita.

Sul ring vai incontro al dolore, e vai incontro con tutta la forza che puoi per incassare il meglio possibile senza mai indietreggiare, con la consapevolezza che tutto quello che potrebbe farti male ce l’hai davanti, che niente ti colpirà alla nuca approfittando di una distrazione momentanea, che nessuno giocherà alle tue spalle. Non ci sono traditori sul ring, nessuna bugia in quel quadrato, perché il pugilato è onore, il pugilato insegna a crescere, insegna ad essere uomini, il pugilato è magia, il pugilato è la follia di rischiare tutto per un sogno che nessuno vede, tranne te.

esse-puntata
esse-puntata:

La gente si ostina a non capire, a non comprendere cosa l’anoressia sia, cosa significa soffrirne. Non è una moda futile di ragazzine in cerca di attenzione. Non è un modo come un altro di dimagrire in maniera drastica e tempo zero. Non è affascinante, romantica, invidiabile. È una fottuta malattia. È una malattia mentale ancora prima che alimentare. Così come l’obesità. Non si guarisce da un giorno all’altro, non basta dire “adesso la smetto e riprendo a mangiare”. Non serve a nulla imporsi, arrabbiarsi, pretendere.
L’anoressia ti lascia tremante di freddo e di paura. Ti porta ad isolarti perché il resto del mondo sembra non appartenerti, né capirti. Ti porta a contemplare la spazzola piena di tuoi capelli sfibrati, a fare un paio di scale con il fiatone. Ti rende sterile, giallognola, con le ossa fragili. Ti porta ad abbuffarti senza controllo, nel cuore della notte, ad aprire frigo e credenze alla ricerca di qualcosa che possa colmare il tuo vuoto. E mentre scarti merendine, scongeli pizzette, anneghi il cucchiaio nel gelato, pensi solamente che ormai stai mangiando, che ormai ci sei cascata di nuovo e che quindi tanto vale farlo fino a che c’è spazio, fino a che lo stomaco non tira e il senno ritorna. Ma poi guardi quelle scatole vuote, senti la nausea salire, la pancia tirare, e non puoi fare altro che ritenerti una debole, senza forza di volontà, senza quel tuo fervido autocontrollo che solo qualche mese prima era stato impeccabile. Ed eccola, l’anoressia, mentre ti afferra per il collo, ti sbatte al muro e si avvicina al tuo orecchio per sussurrarti quanto tu faccia schifo, quanto tu sia grassa. Vatti a punire, ti dice, castigati. Sei solo un’insicura ragazzina incapace di stare senza cibo. Ora vomitalo, tutto quel cibo, tiralo fuori fino all’ultima goccia. Corroditi l’esofago, il palato, i denti. E tu lo fai. Sei lì, che piangi sul cesso con i capelli legati, che tossisci, che ti odi. Che vai a dormire perché non ce la fai più. Che immergi la testa nel cuscino pensando a quanto non mangiare l’indomani.
Questa è anoressia.
Sicuri di volerla?

…

esse-puntata:

La gente si ostina a non capire, a non comprendere cosa l’anoressia sia, cosa significa soffrirne. Non è una moda futile di ragazzine in cerca di attenzione. Non è un modo come un altro di dimagrire in maniera drastica e tempo zero. Non è affascinante, romantica, invidiabile. È una fottuta malattia. È una malattia mentale ancora prima che alimentare. Così come l’obesità. Non si guarisce da un giorno all’altro, non basta dire “adesso la smetto e riprendo a mangiare”. Non serve a nulla imporsi, arrabbiarsi, pretendere.

L’anoressia ti lascia tremante di freddo e di paura. Ti porta ad isolarti perché il resto del mondo sembra non appartenerti, né capirti. Ti porta a contemplare la spazzola piena di tuoi capelli sfibrati, a fare un paio di scale con il fiatone. Ti rende sterile, giallognola, con le ossa fragili. Ti porta ad abbuffarti senza controllo, nel cuore della notte, ad aprire frigo e credenze alla ricerca di qualcosa che possa colmare il tuo vuoto. E mentre scarti merendine, scongeli pizzette, anneghi il cucchiaio nel gelato, pensi solamente che ormai stai mangiando, che ormai ci sei cascata di nuovo e che quindi tanto vale farlo fino a che c’è spazio, fino a che lo stomaco non tira e il senno ritorna. Ma poi guardi quelle scatole vuote, senti la nausea salire, la pancia tirare, e non puoi fare altro che ritenerti una debole, senza forza di volontà, senza quel tuo fervido autocontrollo che solo qualche mese prima era stato impeccabile. Ed eccola, l’anoressia, mentre ti afferra per il collo, ti sbatte al muro e si avvicina al tuo orecchio per sussurrarti quanto tu faccia schifo, quanto tu sia grassa. Vatti a punire, ti dice, castigati. Sei solo un’insicura ragazzina incapace di stare senza cibo. Ora vomitalo, tutto quel cibo, tiralo fuori fino all’ultima goccia. Corroditi l’esofago, il palato, i denti. E tu lo fai. Sei lì, che piangi sul cesso con i capelli legati, che tossisci, che ti odi. Che vai a dormire perché non ce la fai più. Che immergi la testa nel cuscino pensando a quanto non mangiare l’indomani.

Questa è anoressia.

Sicuri di volerla?

sognatricesenzali

E oggi è stato l’ultimo giorno.
Basta mare, basta gelati enormi che ti fanno venire il mal di pancia, basta passeggiate, basta tramonti da guardare e per cui stupirsi, basta corse sulla spiaggia e risa, basta vacanze, basta andare a letto tardi, basta non dormire proprio, basta ascoltare quella canzone fino alle cinque di mattina, con le lacrime agli occhi e il sorriso stanco.
L’ultimo giorno, ci pensate?
L’estate è andata via, di nuovo e neppure me ne sono resa conto.
È semplicemente passata, volata via, senza salutare.
E ora sono a casa, nel mio letto, dove non voglio stare.
Perché sono una di quelle strane persone che hanno bisogno del mare, per stare davvero bene.
Mi basta vederlo, quando arrivo in auto o in treno da Milano, scorgerlo là che mi aspetta, dietro a quella montagna e quel ponte, vicino alla bella Genova.
Mi basta vederlo un istante, che il cuore mi si riempie di felicità e non posso evitare di sorridere, perché lui è sempre lì, che mi aspetta, è il mio rifugio, il mio luogo dove scappare quando sento che sto male, che le cose non vanno bene.
Il mare.
Quanta gente lo dirà, ma è la mia salvezza.
Ed è strano, ma è come se a volte fosse l’unico in grado di capirmi.
E parla, oh.
Oh se parla.
Quando le onde si infrangono sui sassi, prima a destra e poi dall’altro lato, da un lato all’altro e così via.
Il mare non è mai muto. Non è mai silenzio.
Il mare è solitudine, ma allo stesso tempo non lo è.
Il mare è essere soli ma non esserlo mai del tutto, mille sfumature di colori che marchiano l’anima.
Quanto mi manca, di già.
E quanto mi mancherà vederlo, e sentirlo, in quel suo moto incessante che è sempre vita e non muore mai.
Sentirlo.
Quanto mi mancherà, nei miei pomeriggi grigi, rinchiusa in una stanza a studiare il Medioevo e La filosofia di Socrate e Platone.

Il mare.

Amico mio, mi piace chiamarlo così.
Mi porto una mano al cuore e lo sento.
Una mano alle labbra ed eccone il sapore.
È ancora lì, incastrato tra le dita.
Il sale, il mare.